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Alimondo Ciampi

1932–1939: gli ultimi anni

Gli anni dal 1932 al 1939 rappresentano l’ultima stagione creativa di Alimondo Ciampi. Nonostante la malattia e il progressivo indebolimento fisico, lo scultore continua a lavorare con intensità, realizzando alcune opere estreme e profondamente significative.

Le esposizioni dei primi anni Trenta

Nel 1932 Ciampi viene eletto dagli artisti come componente della giuria di accettazione per la mostra annuale di Montecatini organizzata dalla Società delle Belle Arti di Firenze. Alla stessa esposizione partecipa con sette sculture, tra cui una nuova esecuzione in marmo de L’Abbandonata, il grande bronzo Danzatrice e il Ritratto dell’oculista Bardelli.

Nel 1933 espone a Torino, alla Galleria d’Arte Lombardi, con trentanove sculture. Tra novembre e dicembre dello stesso anno tiene una personale a Firenze, alla Galleria d’Arte S.A. di via Cavour, presentando sessantaquattro opere.

La critica riconosce nei suoi ritratti in bronzo e terracotta un gusto pieno di carattere e originalità, e individua in opere come Graziella una notevole finezza espressiva.

Mostre, committenze e opere funerarie

Nel 1934 partecipa alla VII Mostra Interprovinciale d’Arte Toscana con il ritratto de Il giardiniere. Nello stesso periodo tiene una personale a Montecatini, dove espone opere come Bagnante al sole e il ritratto del Maresciallo d’Italia Pecori Giraldi.

Continua anche l’attività legata alla scultura funeraria: nel cimitero di Monza viene collocato un bronzo di Sperduti sulla tomba Gaiani.

Nel 1935 espone nuovamente a Montecatini, nell’ingresso del Teatro Verdi, riproponendo opere come Abbandonata, Danzatrice, Ocarina e Madre. In quello stesso anno trasferisce abitazione e studio: il nuovo atelier di via Mannelli diventa uno spazio ampio, con giardino, adatto alla sua intensa attività.

Gli ultimi grandi lavori

Nel 1936 Ciampi partecipa all’annuale esposizione di Montecatini ed espone alla Galleria Rotta di Genova. Realizza inoltre un gruppo bronzeo di tre figure per la tomba Pagano nel Cimitero Monumentale di Milano e due busti in bronzo per la tomba Boschi nel cimitero fiorentino di Soffiano.

Nel 1937 si manifestano i primi sintomi dell’angina pectoris che gli sarà fatale. Nonostante le raccomandazioni dei familiari e degli amici, Ciampi non rallenta il lavoro. La malattia, invece di interrompere la sua produzione, sembra accentuare il bisogno di creare.

Anche negli anni della malattia, Ciampi continua a inseguire un ideale di bellezza che appare più forte della fragilità del corpo.

Il 1938: Autoritratto e Fanciulla dormiente

Il 17 gennaio 1938 viene nominato Accademico Emerito della Reale Accademia delle Arti del Disegno.

Nello stesso anno scolpisce in marmo Fanciulla dormiente, figura al vero di grande morbidezza plastica e finissimo modellato. L’opera conferma ancora una volta la sua straordinaria sensibilità verso la materia e verso la figura umana.

Accanto a questa scultura realizza un nuovo Autoritratto, opera estrema e dolorosa, ma composta e virile. Firmandosi ancora “Alimondo Ciampi di San Mauro”, l’artista sembra ricongiungere idealmente l’inizio e la fine del proprio percorso.

Nell’ultimo Autoritratto, Ciampi tiene tra le mani gli strumenti dello scultore: simbolo della fatica, della vocazione e dell’intera vita dedicata all’arte.

Le due opere vengono presentate a Montecatini in una personale di cinquantatré lavori, insieme ad altre sculture realizzate nel fervore creativo di quell’anno. Alla XCIII Mostra Sociale della Società delle Belle Arti di Firenze, Fanciulla dormiente, indicata anche come Bimba che dorme, ottiene il primo premio: l’ultima medaglia d’oro della carriera di Ciampi.

Il 1939 e l’ultima Primavera

Nel 1939, nonostante l’ordine di assoluto riposo, Ciampi continua a lavorare. Realizza il forte bronzo del Contadino e mantiene viva anche la sua vena dedicata all’infanzia, come testimonia Bimbo che piange, forse il suo ultimo lavoro in marmo.

Tra luglio e settembre partecipa al Premio Livorno con l’Autoritratto e un Ritratto non identificato. Sarà la sua ultima presenza in una grande rassegna artistica.

L’ultimo grande lavoro è una figura femminile al vero raffigurante la Primavera. Il tema, già affrontato negli anni Venti, assume ora un valore quasi simbolico: risveglio, rinascita, energia vitale, rinnovamento fisico e spirituale.

L’opera era quasi conclusa quando un nuovo attacco di angina lo colpì, mentre tornava dallo studio verso l’abitazione di via Por Santa Maria. Sopravvisse ancora pochi giorni. Non potendo parlare, scrisse ai familiari la raccomandazione di formare in gesso la creta della Primavera.

Alimondo Ciampi muore l’8 dicembre 1939, a sessantatré anni appena compiuti, nella casa di Por Santa Maria.

Dopo la morte

Alla scomparsa dello scultore seguirono numerose attestazioni di cordoglio da parte di personalità e istituzioni artistiche italiane. Il Comune di Firenze offrì il terreno per la sepoltura al cimitero delle Porte Sante, dove saranno poi collocati i bronzi dell’ultimo Autoritratto e del San Giovannino.

Nell’aprile del 1940 la Società delle Belle Arti di Firenze gli rese omaggio con una mostra commemorativa nella sede di via Cavour.

La distruzione dello studio e il salvataggio delle opere

Dopo la morte dell’artista, una parte importante della sua produzione rimase conservata nello studio di via Mannelli e nella casa del lungarno Serristori. Durante i bombardamenti alleati del 1944, lo studio presso Campo di Marte venne colpito e in parte distrutto.

Andarono perduti documenti, disegni, lettere, cataloghi e molte opere, tra cui diversi gessi importanti. Si salvarono invece numerose sculture recuperate tra le macerie dai familiari, in particolare dalla figlia Gemma Ciampi Butini e dai nipoti Giorgio e Tiziano Butini.

Le opere superstiti furono trasferite con mezzi di fortuna all’abitazione del lungarno Serristori, anche sotto i bombardamenti. Marmi, bronzi, terrecotte e gessi vennero trasportati perfino usando due biciclette tenute parallele da assi di legno.

In seguito, quelle opere avrebbero formato il nucleo delle collezioni degli eredi e delle donazioni a musei e istituzioni, tra cui la Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e il Museo d’Arte di Birmingham in Alabama.

La salvezza di molte opere di Ciampi si deve alla tenacia della figlia Gemma e dei suoi figli Giorgio e Tiziano Butini, che le recuperarono e le protessero anche nei momenti più drammatici della guerra.